- Durata: 18 giorni
- Periodo: Luglio
- Luoghi visitati: Ladakh (Leh, Nubra Valley, Pangong Lake), Rajastan (Udaipur, Jodhpur, Jaipur), Agra, Delhi e Varanasi
- Trasporti: Driver, Uber, voli interni, treno notturno
Il “viaggio” per eccellenza: quello che, se ami viaggiare, almeno una volta nella vita devi fare. È sicuramente impegnativo, ma uno dei più appaganti, destinato a restare nel cuore per sempre.
L’idea di questo itinerario è nata un po’ per caso e in parte per esaudire il desiderio di mia figlia, curiosa di esplorare questa terra da tempo. Decidere un itinerario non è stato semplice: l’India è enorme, le zone da visitare tantissime, e il clima di luglio non giocava a nostro favore.
Inizialmente temevamo che 18 giorni dedicati solo al Rajasthan potessero risultare pesanti. Volevo però che il viaggio combinasse cultura e natura, offrisse due realtà molto diverse dello stesso paese e includesse l’attrazione irresistibile delle vette himalayane. Dopo settimane di ripensamenti e itinerari scartati, finalmente prende forma il nostro viaggio estivo in famiglia: le vette incontaminate del Ladakh, i colori vivaci del Rajasthan e il misticismo di Varanasi.
Un’esperienza che promette meraviglia, emozione e ricordi indelebili.



Ladakh
Atterrati a Delhi, prendiamo subito la coincidenza per Leh, il cuore del Ladakh. L’aeroporto ha un che di surreale: ci fanno abbassare i finestrini durante l’atterraggio, così tocchiamo terra senza poter guardare fuori. È minuscolo e, appena scendiamo dall’aereo, veniamo accecati dal sole che splende su un cielo incredibilmente terso. Ci guardiamo intorno e realizziamo di essere nel nulla a 3.500 metri di altitudine. Tutto è arido, brullo… Welcome to Ladakh!
Rimaniamo a Leh, comunemente chiamata “il piccolo Tibet”, per due giorni: il tempo minimo necessario per acclimatarci all’altitudine. Il nostro driver, Hassan, si rivela subito una persona speciale e diventerà il nostro compagno di viaggio per i prossimi sei giorni.
Leh è esattamente ciò che ci aspettavamo da una cittadina himalayana: costruzioni in legno e pietra, bandierine colorate, monaci con tuniche arancioni, un mix unico di cultura tibetana e indiana. Nel mercato centrale scopriamo negozietti di artigianato locale, perfetti per pashmine, gioielli e oggetti tibetani unici. Ogni angolo della città racconta storie di tradizioni millenarie e di un mondo lontano, affascinante e vibrante.




Le zone circostanti a Leh ci affascinano con la pace dei loro monasteri (gompa) le vallate sconfinate, e i paesaggi magici. Luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Il verde delle vallate si alterna con paesaggi brulli e aridi, in contrasto con il cielo blu.




Al terzo giorno ci avventuriamo verso l’alta quota. Superiamo i 5.300 metri al passo “Khardung La”, uno dei più alti del mondo, e ci dirigiamo verso la “Valle della Nubra”. Qui il paesaggio cambia radicalmente: un deserto ad alta quota con dune di sabbia bianca, cammelli a due gobbe che si muovono tra le zone verdi coltivate, creando contrasti straordinari. Ogni curva della strada regala panorami sempre più incredibili, e la sensazione di meraviglia non ci abbandona mai.
Concludiamo il nostro tour in Ladakh al “Pangong Lake”, un lago situato a 4.300 metri tra il Ladakh e il Tibet. Le sue acque sfumano dal blu intenso al verde e al grigio, cambiando colore con la luce del sole e creando un’atmosfera quasi magica. Sedersi sulla riva, respirare l’aria rarefatta e guardare questo spettacolo della natura è il modo perfetto per chiudere la nostra avventura tra le montagne himalayane.




Passiamo l’ultima serata a Leh, e increduli dei paesaggi che abbiamo visto in questi giorni ci prepariamo alla seconda parte del viaggio: “la Terra dei Maharaja“.
Rajastan
Con un volo “Indigo” raggiungiamo la bellissima città bianca, prima tappa del nostro giro nel Rajasthan: Udaipur. Qui entriamo in un mondo completamente diverso rispetto al Ladakh. È incredibile pensare che facciano parte della stessa nazione! Dal silenzio mistico delle montagne e dei monasteri veniamo catapultati in un’India dove i clacson sono protagonisti delle strade. Presto impariamo che l’unico modo per attraversarle è semplicemente buttarsi fra auto e tuk-tuk, confidando nell’incredibile abilità dei guidatori di evitarci.
Udaipur ci conquista subito. Le viste panoramiche sul “lago Pichola” e il maestoso “City Palace” che si riflette nelle sue acque regalano un’atmosfera quasi fiabesca, romantica. Qui la realtà quotidiana si mescola alla magia: mercati colorati, artigiani al lavoro e persone che, come un po’ in tutta l’India, vivono per strada, creando un caleidoscopio di suoni, colori e profumi.
Definita “Città Bianca”, Udaipur è probabilmente la più soft tra le città del Rajasthan: qui è possibile trovare angoli di tranquillità lontani dal caos urbano. E forse è proprio questo equilibrio tra magia e vita reale che ce l’ha fatta amare più di tutte le altre.



Da Udaipur ci dirigiamo verso Jodhpur, percorrendo strade di campagna e fermandoci nei villaggi lungo il percorso. Ovunque veniamo accolti da sorrisi curiosi; molti si mettono in posa per farsi fotografare, creando momenti di genuina connessione. I colori vivaci delle bancarelle di frutta e verdura si fondono con quelli dei “sari” indossati dalle donne locali, trasformando ogni angolo in una piccola tela vivente.
Lungo la strada facciamo tappa al “Tempio di Ranakpur”, un complesso giainista spettacolare. Ogni dettaglio delle sue colonne e delle sue sculture è straordinario, e camminare tra queste sale è come entrare in un mondo sospeso nel tempo. È il più importante santuario del jainismo in India e lascia davvero senza parole.
Riprendiamo il viaggio verso Jodhpur e arriviamo nel tardo pomeriggio. La città ci accoglie con la sua atmosfera calda e vibrante, pronta a svelarci i suoi colori e i suoi contrasti.




Jodhpur, la famosa “Città Blu” del Rajasthan, ci accoglie con le sue case color cobalto nel centro storico e l’imponente “Forte Mehrangarh” che domina la città dall’alto. L’atmosfera qui cambia ancora: rispetto alla romantica e relativamente silenziosa Udaipur, il cuore di Jodhpur è un’esplosione di suoni, colori e vita.
Il mercato tradizionale vicino alla “Torre dell’Orologio” è il vero centro pulsante della città. Il livello di caos è massimo: auto, tuk-tuk, carretti, biciclette e persino qualche mucca si muovono tra la folla, e attraversare la piazza richiede agilità… ma stranamente questo caos non infastidisce affatto.
Superata la piazza, ci addentriamo nel centro storico, tra viuzze tortuose, negozietti di artigianato e bancarelle. I commercianti ti mostrano con pazienza oggetti incredibili, si divertono a contrattare e sorridono anche se alla fine non compri nulla. È una città viva, colorata e calorosa, dove le persone sembrano sempre pronte a ridere, suonare, cantare o celebrare qualcosa.
Un’altra caratteristica che ho amato dell’India è la curiosità e la gioia della gente: ti fermano per strada per scattare un selfie, ti ringraziano e se ne vanno sorridenti. All’inizio ci ha un po’ sorpresi, ma verso la fine del viaggio eravamo pronti a veri set fotografici!
Da non perdere assolutamente a Jodhpur è una cena in uno dei tanti ristoranti sui rooftop del centro storico: il cibo è ottimo e la vista sul forte al tramonto è semplicemente spettacolare.




Jaipur è la terza tappa del nostro viaggio nel Rajasthan, e dall’arrivo veniamo immediatamente catapultati in un vero e proprio festival. Danze, musica, sfilate, maschere… chi più ne ha più ne metta! Il centro della “Città Rosa” è completamente chiuso al traffico e noi, come sardine in un mare umano, ci facciamo strada nella folla cercando di raggiungere l’altra parte per vedere la sfilata.
Il numero di persone ammassate in quelle strade transennate è impressionante, quasi inimmaginabile. A stento riusciamo a realizzare dove ci troviamo, ma l’energia, i colori e i suoni dello spettacolo ci travolgono. È un assaggio della vitalità incredibile di Jaipur, una città dove ogni angolo sembra pronto a sorprendere e a incantare.




Jaipur, la vibrante capitale del Rajasthan, è una città che colpisce subito per il colore: le case del centro storico sono tutte dipinte di rosa, così come il celebre “Palazzo dei Venti”, simbolo della città. Parte del celebre “Triangolo d’Oro” insieme ad Agra e Delhi, Jaipur è un centro culturale di grande importanza ed è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Rimaniamo in città per un paio di giorni, esplorando tutto ciò che ha da offrire. Visitiamo l’elegante “City Palace”, il maestoso “Amber Fort”, arroccato su una collina e imponente come un regno sospeso nel tempo, i mercati colorati e vivaci dove l’artigianato locale esplode in tessuti, gioielli e spezie, e il particolare “Tempio delle Scimmie”, famoso per la grande popolazione di primati che lo abita.
Situato in una verde valle a est della città, il tempio è anche luogo di pellegrinaggio: i devoti si immergono nelle acque di sorgenti naturali, circondati da un paesaggio pittoresco che sembra uscito da un dipinto. Jaipur riesce a combinare perfettamente storia, spiritualità e vita quotidiana, regalando esperienze indimenticabili ad ogni passo.



In un itinerario in India non può assolutamente mancare il “Taj Mahal”, ad Agra, una delle “Sette Meraviglie del Mondo” e simbolo iconico del paese. Lo visitiamo all’alba, quando ancora la folla è minima, e l’emozione di trovarsi davanti a questa perfezione architettonica è incredibile. Effettivamente, è una vera meraviglia: difficile trovare parole che rendano giustizia alla sua maestosità e alla delicatezza dei dettagli.
Agra, al di là del Taj, offre poco, ma vale comunque la pena di visitare il “Forte di Agra”, imponente e ricco di storia. Tuttavia, il Taj Mahal rimane la tappa imprescindibile: chiunque arrivi qui, non può fare a meno di rimanere senza fiato davanti a questa icona senza tempo.

Varanasi
Siamo pronti per l’ultima parte del nostro viaggio, quella più intensa, quella che nessun video o immagine può davvero raccontare: l’essenza della spiritualità induista che solo chi la vive di persona può iniziare a comprendere. Partiamo per Varanasi.
Raggiungiamo la città sacra con un treno notturno da Agra. Viaggiare su un treno a cuccette in India è… intenso, per usare un eufemismo. Se non fossimo arrivati alla banchina completamente fradici, dopo aver corso un quarto d’ora sotto un monsone improvviso, forse l’esperienza sarebbe stata più comoda… ma probabilmente meno memorabile! Avremmo potuto tornare a Delhi e prendere un volo per Varanasi, più costoso e incredibilmente più comodo. Eppure ci sono esperienze che semplicemente vanno vissute, e la tratta Agra–Varanasi in treno notturno è decisamente una di quelle.

Arriviamo alla stazione di Varanasi alle 6:30 del mattino, “freschi e riposati”, e subito veniamo circondati da una marea di taxisti (o presunti tali) pronti a offrirci un passaggio per l’hotel. Di solito utilizziamo Uber, ma questa volta la stanchezza prende il sopravvento e accettiamo il passaggio di un ragazzo che non doveva avere più di 14 anni.
Su un’auto piena di zanzare, zigzagando tra un traffico impensabile, arriviamo finalmente a destinazione. Una veloce rinfrescata e veniamo accolti da Manjeet, un ragazzo simpaticissimo e gentile, trovato online, che ci accompagnerà come guida per i due giorni successivi. Senza di lui, probabilmente non saremmo riusciti a comprendere e apprezzare davvero Varanasi.
Famosa per i suoi “ghats”, le scalinate sul fiume, Varanasi è una delle città abitate più antiche al mondo. Meta di pellegrinaggio per milioni di induisti, morire qui è considerato il modo per rompere il ciclo della reincarnazione. Sulle rive del Gange si svolgono rituali quotidiani: cerimonie dedicate alla dea Ganga, preghiere, e cremazioni, simbolo dell’intreccio tra vita e morte.
La città è un mosaico di templi antichi, vicoli stretti e stradine tortuose, attraversati da intense pratiche religiose. Da ogni angolo traspare un’aria surreale, difficile da dimenticare. Varanasi è impegnativa in tutti i sensi: stancante, non sempre pulita, dai mille odori e colori. Eppure, nonostante tutto, l’energia che sprigiona è unica. Ci tornerei? Assolutamente sì.








Considerazioni finali :
Penso che un viaggio in India meriti qualche considerazione finale. Siamo partiti con un po’ di preoccupazione: “una fogna a cielo aperto”, “paese pericoloso”, “in India si soggiorna solo nei 5 stelle”, “guai a mangiare fuori dall’albergo”, “la gente ti frega”… queste erano le cose che leggevamo e ci sentivamo ripetere.
Mi sento invece di rassicurare chi vuole partire ma ha gli stessi dubbi e timori. È vero, le strade non sono sempre pulite, l’inquinamento – anche acustico – è forte, e bisogna camminare guardando dove si mettono i piedi, spesso zigzagando tra mucche, persone, auto, bici, carretti e tuk-tuk.
Ma l’India è anche e soprattutto altro. Abbiamo amato la sua natura e le sue vette, la sua cultura millenaria, i suoi colori intensi, i suoi sapori decisi, i suoi palazzi maestosi. L’artigianato è irresistibile e il cibo è davvero buonissimo.
Sul cibo, forse solo un consiglio: eviterei lo “street food”, a meno che non si venga accompagnati da qualcuno del posto. Le città però offrono ottimi ristoranti locali dove si mangia divinamente, spendendo davvero poco. Anche la scelta delle strutture ricettive è ampia: sì, si può tranquillamente soggiornare in piccoli B&B a conduzione familiare, purché ben recensiti.
L’India merita tantissimo e, senza esagerare, è uno dei viaggi che ho amato di più. Bisogna semplicemente partire senza preconcetti o pregiudizi, con la consapevolezza che ciò che si vivrà e si vedrà sarà davvero unico. Un’esperienza che non si dimentica facilmente.
Ti è piaciuto questo itinerario e desideri maggiori informazioni, personalizzandolo secondo le tue esigenze? Contattami per un preventivo!

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