- Durata; 16 giorni
- Periodo: Luglio
- Stati visitati: California, Arizona, Utah, Nevada
- Trasporti: Noleggio auto
- Tipologia Viaggio: Natura/Città
Road trip ad anello partendo da Los Angeles fra la West Coast e Parchi. Un viaggio in cui la potenza della natura regna sovrana con i parchi più iconici degli Stati Uniti (Joshua Tree, Grand Canyon, Monument Valley, Antelope Canyon & Horseshoe Bend, Bryce Canyon e Death Valley). In questo giro non potevano mancare la follia di Las Vegas, gli eccessi di Los Angeles, e la ‘vibe’ di San Diego.
Questo viaggio è stato sognato, programmato e rimandato a causa del Covid nel 2020. Sarà anche per questo motivo che riuscire a realizzarlo due anni dopo ha avuto per me un valore particolare.
Direzione San Diego: Orange County!
Partiamo per Los Angeles. Dopo un volo che sembra interminabile, arriviamo a LAX, dove il controllo passaporti si rivela altrettanto lungo. Armati di molta pazienza e ancora rintronati dal jet lag, stiamo in fila per quella che sembra un’eternità. Una volta fuori, cerchiamo la navetta che ci porterà al ritiro dell’auto. La stanchezza comincia a farsi sentire, ma ci aspetta ancora un’oretta di strada prima di raggiungere la prima tappa del viaggio: “Laguna Beach”. Cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa e ci sistemiamo nel primo dei tanti motel americani che vedremo in questo viaggio.
La mattina seguente ci dirigiamo verso San Diego, fermandoci in varie tappe lungo la costa della “Orange County”. Il caldo è intenso e non resisto alla tentazione di un bagno nell’oceano, affascinato dalle splendide spiagge della zona, tra “Crystal Cove State Park” e “Laguna Beach”. Alla fine riesco a entrare solo fino alle ginocchia, ma il profumo del mare e il suono delle onde sono già una vera carica di energia per l’inizio del nostro road trip.




La città di San Diego
In serata arriviamo a San Diego, dove rimaniamo per tre giorni.
La “vibe” della città è quella della classica città costiera Californiana per surfisti, dove il sole splende quasi tutto l’anno. Non ci facciamo mancare una visita alle spiagge più famose quali “La Jolla” con i suoi leoni marini, “Mission Beach“ e “Pacific Beach”.
Famosa per i suoi tacos di pesce, l’influenza Messicana si denota maggiormente nel cuore della “Old Town”, che preserva edifici in stile coloniale ed è noto per la sua vivacità, con ristoranti messicani autentici, mercati e negozi di artigianato.
Giriamo il famoso “Balboa Park”, un vastissimo parco urbano culturale con musei, giardini botanici, teatri e percorsi pedonali. Arriviamo a Downtown dove una sera visitiamo il “Gaslamp Quarter”, famoso per locali e ristoranti , ma leggermente troppo caotico per i nostri gusti, “Little Italy,“ dove ne approfittiamo per bere un espresso e la zona “Embarcadero” sul lungomare.
In un breve soggiorno a San Diego non può mancare “Coronado”, una penisola collegata alla città da una sottile striscia di terra. Questa zona, molto elegante e con delle belle spiagge offre una bellissima vista sullo Skyline di San Diego.







Dalla città al deserto californiano: Palm Springs
Il nostro itinerario prosegue con la visita del primo parco, il “Joshua Tree National Park”, a circa tre ore da San Diego. Lungo la strada facciamo qualche deviazione: ci fermiamo a esplorare la lussuosa e caldissima Palm Springs, dove il sole del deserto sembra quasi accecare e le palme svettano tra boutique e piscine scintillanti. Poco dopo, ci spostiamo verso la “città fantasma di Pioneer Town”, un piccolo angolo sospeso nel tempo che racconta storie di frontiera e vecchi saloon.
Il caldo è torrido, e decidiamo di fare solo un giretto veloce tra le strade e le costruzioni storiche, assaporando l’atmosfera desertica prima di arrivare finalmente al parco nel tardo pomeriggio, quando la luce comincia a dorarsi e Joshua Tree inizia a mostrarsi nella sua incredibile magia.




Joshua Tree NP
Non so perché questo parco, il cui nome deriva dalla caratteristica pianta del “deserto del Mojave”, venga spesso tralasciato nei classici itinerari della West Coast. Personalmente, mi ha conquistato. Il paesaggio è al tempo stesso tranquillo e surreale, a tratti roccioso e desertico, popolato da migliaia di Joshua trees dai rami che si protendono verso il cielo e dalle foglie spinose. Tra queste meraviglie vegetali si aprono cactus e piccole oasi di palme, creando un contrasto di forme e colori che rende il parco unico e sorprendente.




La Route 66
Proseguiamo il nostro giro ad anello percorrendo la leggendaria Route 66 fino a Williams. Il percorso che unisce “Joshua Tree National Park” a Williams è di circa 500 km, e attraversa paesaggi aridi, vecchie “ghost towns” e tratti storici che sembrano sospesi nel tempo.
Lungo la strada facciamo tappa in località iconiche come Kingman, Oatman e Seligman, ciascuna con il suo fascino vintage: insegne al neon, vecchie stazioni di servizio, saloon e souvenir che raccontano l’epoca d’oro della “Mother Road”. Ogni chilometro offre una vera immersione nell’essenza di un viaggio on the road americano, tra l’infinito orizzonte del deserto e il senso di libertà che solo una strada leggendaria come questa sa regalare.




I parchi più iconici della West Coast: Il Grand Canyon
Le giornate successive saranno un susseguirsi di scenari incredibili, tra i parchi più iconici degli stati dell’Arizona, Utah e Nevada. Iniziamo con il “Grand Canyon”, Patrimonio UNESCO e una delle sette meraviglie naturali del mondo, scavato dal fiume Colorado nel corso di milioni di anni. Con i suoi 446 km di lunghezza e una larghezza che arriva fino a 29 km, il canyon regala panorami sconfinati, dipinti di ocra, rosso e dorato, che cambiano colore con la luce del sole.
Il parco è ben organizzato: aree di ristoro e navette permettono di raggiungere i principali punti panoramici, molti dei quali accessibili anche a piedi. È possibile vivere esperienze più avventurose, come escursioni in elicottero, trekking lungo il canyon o rafting sul Colorado, ma noi ci limitiamo a esplorarlo dall’alto, camminando tra i belvedere e godendoci ogni scorcio. Con gli occhi che brillano per la bellezza, proseguiamo verso la “Monument Valley”, dove arriviamo in serata.
Purtroppo, la pioggia ci fa perdere il tramonto, ma a consolarci c’è uno splendido arcobaleno che si staglia lungo la strada.




La Monument Valley
La giornata di oggi è probabilmente quella che ho preferito in tutto il viaggio. Abbiamo prenotato in anticipo la visita guidata della “Monument Valley”, anche se è possibile esplorarla in autonomia con la propria auto. Sebbene non sia un grande amante dei tour organizzati, questa si è rivelata la scelta migliore: solo con una jeep si può accedere alla parte più interna della valle, evitando di limitarsi al solo circuito esterno.
Avendo perso il tramonto la sera precedente, mi sveglio presto per vedere l’alba. Anche se non alloggiamo all’interno del parco, ma poco fuori l’ingresso, la luce del mattino trasforma le formazioni rocciose in un panorama surreale. Per chiunque stia programmando una visita, il mio consiglio spassionato è chiaro: alloggiate in uno dei due unici alberghi all’interno della valle. Altrimenti vi perdereste l’alba o il tramonto, e da soli valgono già tutto il viaggio.
Alle 9.00 partiamo con un piccolo gruppo — solo noi e altre due persone — per un tour di 3 ore con una guida navajo, che non solo ci racconta la storia e la cultura del suo popolo, ma è anche un fotografo eccezionale, pronto a catturare ogni scorcio perfetto. Il caldo torrido si fa sentire, ma l’esperienza è talmente incredibile da farlo sembrare un dettaglio irrilevante. A stento mi capacito di ciò che sto vivendo: ogni curva, ogni monolite rosso, ogni luce del sole che filtra tra le rocce è assolutamente emozionante. Se dovessi stilare una mia personale classifica dei luoghi visitati, la “Monument Valley” sarebbe sicuramente al primo posto.
Finito il tour, non possiamo non fermarci al celebre “Forrest Gump Point” — e chi di noi non ricorda Tom Hanks correre attraverso questo paesaggio iconico? Dopo qualche scatto e un’ultima occhiata alla valle, ci dirigiamo verso la nostra prossima destinazione, con negli occhi un’esperienza che difficilmente dimenticheremo.






Horseshoe Bend e Antelope Canyon
Arriviamo a Page nel primo pomeriggio, e recuperando l’un’ora di fuso orario rispetto all’Utah, decidiamo di fermarci subito a visitare lo “Horseshoe Bend”. E che dire… mi dò un pizzicotto, giusto per controllare che tutto questo sia davvero reale! La vista del fiume Colorado che si curva a ferro di cavallo tra le rocce rosse è assolutamente mozzafiato, un’immagine che sembra uscita da una cartolina, e la luce del pomeriggio la rende ancora più spettacolare.
Dopo questo momento di meraviglia, raggiungiamo il nostro motel per il check-in e, con il cuore ancora pieno di emozioni, ci mettiamo alla ricerca di un posto dove cenare, assaporando l’idea di riposare prima delle avventure dei giorni successivi.


Un’altra giornata intensa ci porta alla visita dell’”Antelope Canyon”. Noi scegliamo di esplorare il “Canyon X”, meno affollato dell’“Upper Antelope” e anche più economico. La scelta si rivela azzeccata: l’atmosfera è magica e suggestiva, anche se, non avendo altri paragoni, non posso dire quanto sia diverso dagli altri canyon.
Qui la visita guidata è obbligatoria, e la nostra è prenotata per le 11.00, poiché avevo letto che verso mezzogiorno la luce penetrasse nel canyon in modo ottimale. In realtà, penso che qualsiasi momento della giornata renda giustizia a queste strette gole scolpite nella roccia rossa: il gioco di luci e ombre è davvero unico, e i colori cambiano a seconda della prospettiva e dell’angolo del sole.
Nel pomeriggio lasciamo Page e ci dirigiamo verso Tropic, la nostra base per la visita al “Bryce Canyon” del giorno seguente, con la mente ancora piena delle forme surreali e dei colori intensi dell’Antelope Canyon.




Bryce Canyon
Oggi ci ritroviamo nuovamente nello Utah, quindi si tira avanti la lancetta di un’ora! Dalle nostre “cabins“ in legno a Tropic al mattino ci dirigiamo al “Bryce Canyon”, un anfiteatro famoso per i suoi “hoodoos”, spettacolari pinnacoli di roccia rossa. Non è propriamente un canyon, ma una serie di anfiteatri naturali ad alta quota. La temperatura qui è infatti quasi piacevole. Riusciamo a fare il percorso più lungo che ci permette di camminare fra i hoodoos, fermandoci nei vari punti panoramici indicati e si visita a piedi autonomamente.



La follia di Las Vegas
Stacchiamo per un paio di giorni dalle visite ai parchi e ci immergiamo nella folle e unica Las Vegas. Pur non rientrando nei miei canoni di “bella città”, bisogna ammettere che ha il suo perché, e sarebbe un peccato passarci solo qualche ora di passaggio. Capitale mondiale dell’intrattenimento, del gioco d’azzardo e dei matrimoni lampo, Las Vegas è famosa soprattutto per la sua “Strip”, il cuore pulsante della città, dove si susseguono hotel a tema come il Bellagio, Paris, New York e Venetian, tra luci, fontane e spettacoli continui.
Il caldo diurno è insopportabile, così ne approfittiamo per rilassarci in piscina durante il giorno, riservando la sera per passeggiare lungo la Strip, lasciandoci sorprendere dai colori, dai suoni e dall’energia quasi surreale di questa città che non dorme mai.



Il caldo torrido della Death Valley
Non manca molto alla fine del nostro viaggio. Partiamo da Las Vegas e ci dirigiamo verso la “Città degli Angeli”, attraversando la leggendaria “Death Valley”. In altri periodi dell’anno questo parco deve offrire moltissimo in termini di trekking ed escursioni a piedi, ma a luglio è assolutamente improponibile: il caldo è intenso, forse più di quello che abbia mai provato persino nel deserto in Arabia Saudita.
Molti mi chiedono se valga la pena visitarla comunque. La risposta è un assoluto sì. Ci si muove prevalentemente in auto, fermandosi solo nei punti panoramici per scattare qualche foto, ma il paesaggio è veramente lunare: distese desertiche estreme, saline scintillanti, dune di sabbia dorata e canyon dai colori incredibili. Ogni curva offre uno scenario diverso e surreale, e la sensazione di essere in un luogo quasi fuori dal mondo rende questa tappa davvero indimenticabile.



Ultima tappa: La città degli Angeli
Siamo arrivati all’ultima tappa del nostro viaggio: Los Angeles. Abbiamo deciso di non visitare parchi come “Disneyland” o “Universal Studios”, sia per una questione di budget che di tempo, e così dedichiamo gli ultimi tre giorni alla scoperta della città.
Personalmente, al di là del mito americano e dei ricordi nostalgici legati a “Beverly Hills 90210”, non riesco a dire con certezza se questa città mi faccia impazzire. Sicuramente ha una vibe particolare, e con un budget più generoso avrei scelto di alloggiare a Santa Monica, evitando ogni giorno un’ora abbondante di traffico per raggiungere le zone centrali. È difficile concepirla come un’unica città: la sua estensione è tale che ogni quartiere sembra quasi una città a sé.
Ne apprezziamo la vivacità delle spiagge, l’eleganza di Beverly Hills, e anche se un pezzo di cuore resta nelle terre dei “Navajo”, la “Città degli Angeli” rimane una tappa imprescindibile in un viaggio “on the road” americano, con il suo mix di glamour, contrasti e libertà che solo qui si può respirare




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