Facciamo un tuffo nel passato e torniamo ai miei vent’anni. Siamo nel 1996/97. Gli anni in cui studiavo nel Regno Unito mentre i miei genitori vivevano in Libia come espatriati.
La Libia degli anni ’90 era un posto surreale, difficile da raccontare a chi non l’ha vissuta. Un Paese sospeso nel tempo, isolato dal mondo, sotto embargo internazionale, lontanissimo dall’idea moderna di turismo. E forse è proprio questo che lo rendeva così straordinario.
Mi sento privilegiata ad aver potuto conoscere quella Libia. Non da turista, non attraverso un viaggio organizzato o una vacanza, ma come figlia di chi ci viveva davvero. Entrarci significava lasciare alle spalle l’Europa e ritrovarsi improvvisamente in una realtà completamente diversa.
Arrivare in Libia: il viaggio complicato di un Paese sotto embargo
La Libia al tempo era un paese sotto embargo quindi i collegamenti aerei erano estremamente limitati e arrivare a Tripoli diventava spesso un piccolo percorso a ostacoli.
Non esistevano voli diretti dalla maggior parte dei Paesi europei. Molti espatriati passavano da Malta, Tunisi o Il Cairo, con coincidenze incerte e controlli continui. A volte il viaggio durava più di ventiquattro ore per coprire una distanza che normalmente avrebbe richiesto poche ore di volo.
L’arrivo all’aeroporto di Tripoli era già un’immersione totale in un’altra dimensione: ventilatori rumorosi, lunghe attese ai controlli passaporti, valigie aperte senza fretta e un’atmosfera lenta, quasi immobile. E poi, all’improvviso, Tripoli: la luce bianca del Mediterraneo, il caldo secco, le strade ampie, il rumore lento della città. Certo, il controllo politico era evidente ovunque: gigantografie di Muammar Gheddafi, slogan rivoluzionari e una presenza costante dello Stato, ma il ricordo era quello di uno paese estremamente tranquillo.
La vita quotidiana di un espatriato
La vita quotidiana aveva un ritmo tutto suo. C’erano pochissimi stranieri, pochissimi prodotti importati, niente lusso occidentale e nessuna delle comodità a cui oggi siamo abituati. Ma c’era un senso di autenticità difficile da spiegare. Le giornate scorrevano lente tra mercati e tè alla menta, nel grande giardino di casa in fondo al quale viveva una famiglia di contadini in una capanna con un bimbo piccolo che ogni tanto veniva a prendere qualche biscotto al cioccolato.


E poi il mare. Il mare libico è una delle cose più incredibili che abbia mai visto. Una costa completamente incontaminata, calette deserte, acqua trasparente e silenzio assoluto. Nessun resort, nessun lido, nessuna folla. Solo il Mediterraneo nella sua forma più pura. Il tutto a due passi da casa.


Leptis Magna: la Roma africana affacciata sul mare
Tra le esperienze più straordinarie per chi viveva in Libia c’era la possibilità di visitare Leptis Magna praticamente in solitudine.
A poco più di cento chilometri da Tripoli, questo immenso sito archeologico romano appariva quasi irreale. Colonne perfettamente conservate, anfiteatri, archi monumentali e strade romane che terminavano davanti al Mediterraneo.
Per molti espatriati era difficile credere che uno dei siti romani più spettacolari al mondo fosse quasi vuoto. Nessuna fila, pochi visitatori, silenzio assoluto. Camminare tra le rovine di Leptis Magna significava avere la sensazione di scoprire qualcosa di dimenticato dal tempo.
L’esperienza più incredibile era stato arrivare a una spiaggia deserta che si trovava proprio lì al sito. E trovarsi in quel luogo surreale completamente da soli in quella sensazione di libertà assoluta. Togliersi la maglietta e buttarsi nell’acqua di quel Mediterraneo che era lì solo per noi. Assolutamente impagabile!






Sabratha: il teatro romano davanti al Mediterraneo
Ancora più suggestiva al tramonto era Sabratha, vicino al confine tunisino.
Il suo teatro romano, ricostruito in parte ma incredibilmente scenografico, sembrava emergere direttamente dal mare. Sedersi sugli spalti nelle ore serali, con il vento del Mediterraneo e il sole che scendeva dietro le colonne, era una delle immagini che molti stranieri hanno conservato per tutta la vita.
Anche qui regnava il silenzio. Pochissimi visitatori e la sensazione continua di trovarsi in un luogo fuori dalle rotte del mondo.



Quella Libia oggi probabilmente non esiste più. Ma resta uno dei luoghi più affascinanti che abbia mai avuto la fortuna di conoscere.
Non è un itinerario. Non è una guida di viaggio. È il ricordo di un’esperienza unica, vissuta in un Paese che per qualche anno è rimasto sospeso fuori dal tempo e fuori dal mondo.

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