My English Wanderlust

by Elena Cavina

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Munduk: la Bali autentica che non ti aspetti

Alcuni viaggiatori ricercano esclusivamente perle nascoste, luoghi ancora lontani dal turismo di massa, spesso affrontando viaggi improbabili pur di evitare come la peste tutte quelle destinazioni considerate troppo famose, simboliche o “instagrammabili”.

Mi sento di condividere questo pensiero solo in parte perché, diciamolo, alcuni luoghi iconici sono diventati tali anche perché straordinariamente belli. Seguendo questo ragionamento, un viaggio in Italia dovrebbe escludere Roma, Venezia e Firenze solo perché troppo turistiche, oppure un viaggiatore in India dovrebbe rinunciare al Taj Mahal. E sarebbe davvero un gran peccato.

Perchè stavo quasi per saltare Bali

Detto questo, anch’io negli anni ho sviluppato una certa avversione verso i luoghi iperaffollati, quelli deturpati dal turismo di massa, dove spesso il turista sembra essere lì più per seguire una tendenza che per vivere davvero il luogo.

Il mio timore, quando ho iniziato a pensare a un viaggio a Bali, era proprio questo: la delusione di trovare un luogo un tempo incantevole ormai soffocato dal turismo. Immaginavo persone più interessate a farsi fotografare con il vestito svolazzante sull’altalena sospesa sopra le risaie che ad ammirare davvero la bellezza delle risaie stesse.

Avevo letto racconti scoraggianti sul traffico di Bali, sul caos delle strade e sulle spiagge trasformate in una successione infinita di beach club con musica ad alto volume. Luoghi dove molti turisti sembrano più interessati all’happy hour che a godersi un tramonto perfetto.

E così anch’io, da viaggiatrice “consapevole”, stavo quasi commettendo il grande errore di saltare Bali. Eppure Bali è Bali e, per un primo viaggio in Indonesia, per me restava una tappa imprescindibile.

La verità è che, con qualche accortezza e scegliendo bene le zone da esplorare, Bali può rivelarsi ancora meravigliosa anche per chi, come me, cerca esperienze più autentiche e rifiuta il caos e il turismo più “trash”.

Oggi voglio raccontarti di Munduk, un piccolo villaggio nel nord di Bali dove il tempo sembra essersi fermato. Un luogo immerso nella natura, tra montagne, piantagioni e cascate, dove si percepisce ancora l’anima più autentica dell’isola, lontano dalle luci e dai riflettori della Bali più turistica e pubblicizzata.

Come arrivare a Munduk

Il modo più semplice per raggiungere Munduk dall’aeroporto o da Ubud è senza dubbio l’auto. Potete scegliere di spostarvi in taxi o con grab, ma personalmente consiglio un driver privato.

A meno che poi non noleggiate uno scooter in loco, Munduk è abbastanza sperduta e i taxi non circolano così frequentemente. Con una cifra molto onesta potrete avere una persona che vi accompagna dove volete durante tutta la permanenza nel nord di Bali.

Noi abbiamo viaggiato con Madi, una persona splendida, che ci ha accompagnato durante tutta la nostra permanenza nel nord di Bali ed è stato con noi anche nei giorni successivi, fino a portarci al porto per l’imbarco verso le Isole Gili.

In strada verso Munduk, piantagioni di caffè e tempio sul lago

Atterriamo a Denpasar in mattinata, ancora frastornati dalle ore di volo ma con quell’adrenalina che solo l’inizio di un viaggio sa regalare. Ad aspettarci fuori dall’aeroporto c’è Madi, il driver che ci accompagnerà durante la nostra permanenza nel nord di Bali. Ci accoglie con un sorriso timido e gentile: non parla un inglese perfetto, ma bastano pochi minuti per capire quanto sia una persona disponibile e premurosa. La sua auto è spaziosa, pulita e confortevole, esattamente come ci aveva descritto nei messaggi scambiati su WhatsApp nei mesi precedenti alla partenza.

Abbiamo davanti un’intera giornata da vivere e, nonostante il jet lag inizi già a farsi sentire, l’entusiasmo prende il sopravvento sulla stanchezza. Siamo finalmente in Indonesia e facciamo ancora fatica a crederci davvero.

Lasciata la città alle spalle, iniziamo il viaggio verso nord facendo una prima sosta in un piccolo ristorante locale lungo la strada. Qui assaggiamo il nostro primo Nasi Goreng, il celebre riso saltato indonesiano servito con verdure, pollo o carne, leggermente speziato ma dai sapori sorprendentemente delicati. La cucina indonesiana è meno aggressiva rispetto a quella thailandese, ma incredibilmente equilibrata e ricca di gusto.

Man mano che ci allontaniamo da Denpasar, il paesaggio cambia completamente. Il traffico lascia spazio a strade tranquille immerse nel verde, piccoli villaggi e scooter guidati quasi esclusivamente dai locali. Madi ci racconta sorridendo che, nelle zone più rurali del nord, è normalissimo vedere bambini di 9 o 10 anni guidare già il motorino.

Prima di raggiungere Munduk ci fermiamo in una piantagione di caffè, una delle esperienze che più ci ha fatto percepire l’anima autentica di Bali. Questa regione montana è famosa per il clima fresco e perfetto per la coltivazione del caffè, e passeggiare tra le piante sorseggiando tè e diverse varietà locali di caffè ci regala subito la sensazione di essere lontanissimi dal turismo più caotico del sud dell’isola.

L’ultima tappa della giornata è uno dei luoghi simbolo di Bali: il tempio Ulun Danu Bratan. Affacciato sulle rive del lago Bratan e circondato da giardini curatissimi, questo tempio immerso nella nebbia delle montagne ha un’atmosfera quasi irreale. E’ il modo perfetto per iniziare il nostro viaggio nel cuore più verde e autentico di Bali.

La nostra Homestay di Munduk

Munduk non è il luogo dei grandi resort di lusso o degli hotel sfarzosi. Qui le homestays locali si fondono perfettamente con la natura circostante e con il ritmo lento della vita di montagna, regalando un’atmosfera autentica e incredibilmente rilassante.

Per il nostro soggiorno scegliamo una struttura semplice ma curatissima, immersa nel verde e affacciata sulla natura tropicale del nord di Bali. La vera meraviglia è la piscina terrazzata: l’acqua sembra quasi confondersi con la giungla circostante, diventando parte integrante del paesaggio. Nulla appare costruito per impressionare, nulla è eccessivo o fuori posto. Tutto è discreto, armonioso, perfettamente in sintonia con l’ambiente.

Ed è proprio in quel momento, guardando il silenzio delle colline avvolte nella nebbia e ascoltando solo il rumore della natura, che mi innamoro completamente di questo luogo.

Trekking, cascate, templi e sorgente termali

Oggi entriamo finalmente nel vivo della nostra esplorazione di Munduk e dei suoi dintorni. Di buon mattino Madi ci accompagna all’inizio del trekking che conduce alle spettacolari Sekumpul Waterfall, considerate tra le cascate più belle di tutta Bali.

Ad accompagnarci c’è una guida locale del posto, con cui iniziamo un percorso immerso nella natura più autentica dell’isola. Attraversiamo piccoli villaggi, campi coltivati e immense risaie terrazzate di un verde quasi irreale. La sensazione più incredibile, però, è il silenzio: nessuna folla, nessun turismo caotico, soltanto noi e la natura intorno.

Dopo una lunga camminata tra scalinate, sentieri nella giungla e attraversamenti d’acqua, arriviamo finalmente alle cascate. Imponenti, selvagge, circondate da una vegetazione lussureggiante che sembra uscita da un film tropicale. Con un po’ di audacia ci lasciamo convincere a tuffarci dalle rocce nelle piscine naturali ai piedi della cascata. L’acqua è gelida ma incredibilmente rigenerante, perfetta dopo il trekking sotto il sole. Uno di quei momenti di viaggio che restano impressi nella memoria molto più di qualsiasi fotografia.

Dopo pranzo proseguiamo verso le Banjar Hot Springs, sorgenti termali naturali di origine vulcanica immerse nella giungla tropicale. Qui l’atmosfera è completamente diversa rispetto alle zone più turistiche di Bali: niente caos, niente file interminabili, solo qualche abitante del posto che si rilassa nelle vasche di pietra da cui sgorga acqua calda circondata dal verde. Dopo il trekking della mattina, immergersi in queste sorgenti è una sensazione meravigliosa, quasi terapeutica.

Concludiamo poi la giornata visitando Brahmavihara-Arama, l’unico monastero buddhista di Bali. Sarà forse l’orario del tardo pomeriggio o la posizione più isolata rispetto ad altre attrazioni dell’isola, ma ci ritroviamo completamente soli. E questo rende l’esperienza ancora più speciale.

Tra statue dorate, giardini silenziosi e il profumo dell’incenso nell’aria, il tempio trasmette una sensazione di pace assoluta. Camminiamo lentamente tra i suoi cortili immersi nel silenzio. Non avremmo potuto immaginare modo migliore per concludere una giornata così intensa e autentica.

Risaie Jatiluwih

Terminiamo la nostra permanenza a Munduk e dintorni con la visita di splendide terrazze di riso, immerse in un paesaggio ampio e incontaminato. Qui la natura domina completamente la scena: colline verdi infinite, sentieri per trekking e una quiete rara che rende tutto incredibilmente autentico.

Rispetto alle più famose Tegallalang Rice Terraces nei pressi di Ubud, questo angolo di campagna balinese è decisamente meno commerciale e molto più genuino. Non ci sono folle, né punti panoramici affollati: solo il ritmo lento della vita rurale e il suono della natura.

Qui viviamo davvero l’anima più autentica della campagna balinese, lontani dal turismo di massa. Dopo questa ultima esperienza nel nord dell’isola, riprendiamo il viaggio verso Ubud, che ci accoglierà con un’energia completamente diversa: più vivace, più caotica, ma altrettanto affascinante a modo suo.

Bali: vale ancora la pena?

In inglese direi “a big fat yes!” e non riesco a trovare espressione più adatta.

Non lasciarti scoraggiare da ciò che si dice in giro, da quello che si legge online o da chi, a tutti i costi, vuole sembrare “alternativo”. Bali è unica. Magica. Speciale. E a renderla davvero così sono soprattutto le persone: la loro gentilezza estrema, l’umiltà, i sorrisi sinceri, la dolcezza con cui ti accolgono ovunque tu vada.

Sì, Ubud è un intreccio caotico di auto e motorini, ma resta comunque un luogo affascinante, vibrante, pieno di energia. Alcune zone di Bali le ho volutamente escluse dal mio itinerario, ma il nord… e Munduk in particolare… mi hanno lasciato addosso una sensazione precisa: il rimpianto di non averci passato ancora più tempo.

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Grazie per la risposta. ✨

Una risposta a “Munduk: la Bali autentica che non ti aspetti”

  1. Avatar famigliaesploramondo

    In effetti, quando si parla di Bali, anche a me vengono in mente il caos di Ubud e l’elevato numero di nomadi digitali, che hanno fatto di Bali la propria casa. Scopro invece, grazie al tuo articolo, luoghi meno conosciuti ma altrettanto affascinanti, che mi fanno pensare a Bali come ad una meta per un prossimo viaggio.

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